28 jul. 2011

Marina Romano: "le situazioni lavorative che ho visto su tantissimi laureati non sono delle più felici"


Intervista a Marina Romano

Credi che l’esperienza universitaria oltre ad una crescita culturale, stia contribuendo anche alla tua crescita personale? Se si, sotto quali aspetti?
Non ho vissuto molto l'università, in quanto sono un lavoratore. Posso dire che su alcuni aspetti mi ha aiutata ad essere "autonoma", in quanto sono io a scegliere le modalità e i tempi con cui fare esami. Inoltre ho avuto modo di conoscere tante persone con le quali ho legato molto facilmente!

Credi che l’attuale situazione dello stato italiano sia favorevole all’avvicinarsi di voi giovani al contesto lavorativo?
Assolutamente no! In particolare nelle regioni del sud, dove anche le cosiddette aziende "serie" sfruttano i lavoratori, è letteralmente impossibile lavorare senza mortificare la propria persona e le proprie aspirazioni di guadagno, oltre che professionali. Parlo di situazioni ben specifiche, nelle quali i lavoratori (o per meglio dire, collaboratori, vista la natura dei contratti) vengono ripetutamente umiliati se non raggiungono gli obiettivi che l'azienda fissa, tutto questo per paghe misere, nelle quali non viene garantito nemmeno un fisso mensile, grazie ad innumerevoli "escamotage" che ogni azienda (in modo del tuo legale, questo è ciò che atterrisce) effettua. In altri paesi un lavoro part-time permette ai giovani di pagarsi gli studi, ma anche l'affitto di un appartamento, le spese varie. Un part-time "nostrano" a stento riesce a farci coprire le spese della benzina (quella che mettiamo per raggiungere il nostro posto di lavoro)...
Lo stato è in gran parte responsabile di ciò, in quanto rende legali delle azioni che sono inaccettabili. Inoltre non effettua i dovuti controlli sulle varie aziende, per controllare se i lavoratori sono in regola. E se qualcuno effettua una denuncia al ministero del lavoro o all'inps, ecco che si verificano situazioni da "scarica-barile", nelle quali ogni ufficio delega le responsabilità ad altri enti, facendoci smarrire in un labirinto burocratico dalle dimensioni esorbitanti. E' meglio non parlare, poi, del sistema pensionistico vigente in Italia...

Quali sono le difficoltà che maggiormente ritieni di poter incontrare una volta entrata nel settore lavorativo?
Ho già cinque anni di esperienza lavorativa alle spalle, con annessi contratti a progetto, contratto d'apprendistato, bancarotta fraudolenta da parte di un mio vecchio datore di lavoro (v. caso Omnia Network), perdita del lavoro, mobilità in deroga, cassa integrazione, causa all'azienda, scioperi, manifestazioni, comunicati stampa.... Insomma, ho 24 anni e già un bel casino alle spalle! Le più grandi difficoltà incontrate fino ad oggi sono: una mancata stabilità lavorativa (anche in casi in cui i contratti sembravano più "sicuri"). Tale mancanza di stabilità mi ha sottoposto anche
in una situazione di stress molto particolare, basti immaginare che nel giro di 6 mesi ho cambiato 4 lavori, sta a significare 4 ambienti nuovi, 4 corsi di formazione, 4 colloqui....
- Stipendi molto bassi, con fisso mensile inesistente (ho lavorato presso un'azienda nella quale se non raggiungevi 100 ore mensilli ti toglievano il fisso...e se le garantivi e vendevi un sacco...il fisso lo toglievano lo stesso per l'elevato numero di vendite... Sto parlando di un'azienda che è molto presente nel mercato delle telecomunicazioni. E' uno dei più grandi colossi in Italia, molto conosciuta da chi è "del mestiere", insomma, è una di quelle aziende che vengono definite "serie".
- Situazioni lavorative umilianti, con dei momenti che agli atti risultavano "briefing", ma in realtà erano continui rimproveri che spesso arrivavano a superare i limiti dell'educazione e del rispetto nei confronti dei lavoratori.
- Attività di telemarketing e teleselling molto stressante. I clienti erano dei residenziali, di conseguenza parliamo di continui insulti da parte dei personaggi che rispondevano al telefono. Nel migliore dei casi mi hanno minacciata di denunciarmi, poi quelli un pò meno gentili sbraitavano come animali prima di riattaccarmi il telefono in faccia, inoltre c'erano quelli che mi riempivano di parolacce... Questo era all'ordine del giorno per ogni operatore, almeno finchè ho lavorato sui clienti residenziali..
- Presenza di elementi validi che non venivano premiati dall'azienda, mentre ho visto degli emeriti imbecilli crescere professionalmente. Sono state licenziate persone validissime, sol perchè non erano fidanzate o imparentate con qualche team leader.
- Presenza di molti laureati in azienda, che non avendo trovato altro, hanno dovuto arrangiarsi rinchiudendosi in un call center (è una situazione avvilente).

Ritieni che il percorso formativo universitario possa essere gestito diversamente, considerando le risorse a sua disposizione?
Sono contraria ai vari tagli all'università e alla ricerca. Tuttavia non mi si può chiamare "evento culturale" una festa e farla passare per evento formativo per fregare soldi all'ateneo. Questo purtroppo succede (fu scritto anche su un giornale universitario). Il problema non è solo sulla quantità dei soldi, ma anche su come vengono gestiti. Inoltre, dal punto di vista organizzativo, lo studente deve accedere ad un iter formativo ampio. Non posso stare 3 o 5 anni in una facoltà e fare sempre gli stessi, identici argomenti su esami diversi! Inoltre si dovrebbe dare spazio maggiore ai laboratori e ai tirocini, che sono i veri "formatori", più di ogni testo universitario.

Credi che il tuo percorso universitario ti permetterà di evitare di fare i conti con il mondo del precariato?
Beh, spero vivamente di si. Anche se le situazioni lavorative che ho visto su tantissimi laureati non sono delle più felici. Sto studiando solo per sperare di non far parte di quella "massa" di laureati che non ce l'hanno fatta. Ma per fare ciò è necessario anche cambiare la mia "forma mentis", e pensare che, purtroppo, dovrò necessariamente cercarmi un lavoro fuori Napoli, molto probabilmente all'estero, se vorrò dare un futuro decente a me e ai miei figli (qualora dovessi averne un giorno).

Un'intervista di Irene D'Alessandro

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